martedì 9 febbraio 2021

QARtest su Ubuntu in maniera facile


 

QARtest è un software immancabile per partecipare ai contest e, per gli italiani, di fatto non ha alternative. E’ l’unico programma tra quelli che ho usato fino ad ora in campo HAM che non ha una controparte per Linux; ci dobbiamo quindi arrendere ad usare un qualche “accrocchio” che permetta di eseguirlo in Ubuntu.
Escludendo la possibilità di avere Windows in dual boot o su macchina virtuale ci rimane Wine… ma li iniziano i problemi causati dal fatto che QARtest va a lavorare su librerie probabilmente poco comuni che né Wine né le sue derivate contengono.

Ho tentato tre vie per l’installaziona: la prima tramite Q4wine, la seconda tramite Winetricks e la terza con Playonlinux (lasciando i parametri di deafult). In tutti i casi ottenevo dall’installer il seguente errore:

C:\windows\system32\ccrpTmr6.dll

impossibile registrare la dll ocx regsvr32 è fallito con codice di uscita 0x3 


Per risolvere bisognerebbe trovare, scaricare ed installare manualmente i pacchetti con le librerie ed abilitare l’architettura a 32 bit. Decisamente complicato… ma c’è un metodo più facile sfruttando la capacità di PlayOnLinux di simulare ambienti Windows anche datati.


Iniziamo con l’installare PlayOnLinux semplicemente dall’Ubuntu Software e procediamo con lo scaricare il file .exe di installazione di QARtest dal sito ufficiale.

Avviamo PlayOnLinux e, dalla schermata iniziale, premiamo su installa.

Si aprirà una finestra dalla quale, in basso, dovremo cliccare su installa un programma non presente nella lista.

Selezioniamo installa in un nuovo dispositivo virtuale, diamo un nome al dispositivo (mettiamo pure "QARtest"), successivamente selezioniamo tra le opzioni configura Wine ed architettura a 32 bit.

Ci si aprirà una finestra in cui possiamo manualmente configurare Wine; non è richiesto nulla di particolare se non, dalla scheda applicazioni, scegliere come versione di Windows: Windows XP (versioni più recenti presentano il problema sopra citato).

Si avvierà il classico installer come su Windows, sarà inutile creare il collegamento sul Desktop dato che non funzionerà. Al termine ci verrà chiesto di creare un collegamento diretto al programma. Dalla scheda selezioniamo la voce QARtest.exe, premiamo avanti e terminamo selezionando non voglio creare un’altro collegamento.

Fatto!


Per avviare QARtest dobbiamo aprire PlayOnLinux, selezionare QARtest e premere esegui.

Lavoreremo in QARtest esattamente come su Windows. Io per ora ho testato solo la parte di gestione log dato che in passato non ho mai avuto esigenza di usare altre funzioni (CAT, modi digitali,...).
Anche il cluster funziona correttamente.


Una volta terminata l’attività si esporta il log nei formati desiderati; ma dove sono finiti questi file?

Nella cartella /home vi è il collegamento ad una cartella dal nome PlayOnLinux's virtual drives all’interno della quale troviamo una sottocartella dal nome che abbiamo dato alla “macchina virtuale” contenente le directory in stile Windows su cui lavora QARtest partendo da C:.

I log per cui, nel mio caso, si trovano in:
         ~PlayOnLinux's virtual drives/QARtest/drive_c/QARtest/logs

forse un po’ un incasinato come percorso da aprire ogni volta!

Possiamo creare un collegamento sulla scrivania per averli sempre a portata di mano:

Da terminale posizioniamoci sul desktop (o nella cartella in cui vogliamo creare il collegamento) con il comando  cd ~/Scrivania dopodichè diamo  ln -s ~/PlayOnLinux\'s\ virtual\ drives/QARtest/drive_c/QARTest/Logs/ il comando ln crea il link mentre il parametro -s fa in modo che il collegamento sia solo “simbolico” (ATTENZIONE se non inseriamo -s creiamo un collegamento rigido per cui eliminando la copia sulla scrivania andiamo a cancellare anche l’originale).

Così abbiamo QARtest operativo da Ubuntu ed i nostri log sempre a portata di mano!


Ho creato anche un video che spiega, forse in maniera più immediata rispetto al testo, la procedura:



 
 
SETUP:

Lenovo ThinkPad T510
installer QARtest 10.12.1 (ultima versione disponibile al 9/2/21)
Ubuntu 20.04 LTS
Ubuntu 18.04 LTS su macchina virtuale per test e prove








sabato 6 febbraio 2021

Direwolf su Ubuntu per APRS con Xastir

 Una volta installato Xastir come dall'articolo dello scorso mese ci trovavamo limitati all'operare con il TNC entrocontenuto nel Kenwood (o via internet); ma esiste un modo per fare APRS via radio anche senza un TNC. E questo modo è Direwolf.

Direwolf è un software che emula, tramite scheda audio, un modem packet con velocità fino a 1200 baud (velocità superiori sarebbero teoricamente possibili ma sconsigliate senza TNC fisici, le “distorsioni” introdotte dalle schede audio potrebbero inficiare l'intelligibilità del pacchetto). Dalla pagina GitHub troviamo i file sorgente e le istruzioni per la loro installazione.


Leggendo nelle note scopriamo che prima di occuparci di Direwolf dobbiamo installare alcuni pacchetti di sviluppo che serviranno in parte durante la scrittura del software nel kernel del sistema operativo ed in parte durante la sua esecuzione.
In particolare git, gcc, g++, make e cmake serviranno per la scrittura del software mentre libasound2-dev e libudev-dev sono librerie che consentiranno, a software installato, di farlo lavorare la prima avendo contenute informazioni audio avanzate mentre la seconda gestendo le periferiche.
Ognuno di questi pacchetti va installato con il comando sudo apt-get install NOMEPACCHETTO.  Qualora avessimo già alcuni di questi installati non ci preoccupiamo dato che il terminale alla fine delle operazioni di volta in volta il terminale ci restituirà tra le informazioni se il pacchetto è stato installato, se era già presente per cui non ha modificato nulla o se vi era una versione più vecchia che è stata aggiornata.

Ora occupiamoci del software vero e proprio; alcune di queste azioni si possono fare sia da terminale che da interfaccia grafica. Una volta capita la logica di funzionamento procedere completamente da terminale è più veloce ed anche più sicuro dato che basta fare copia ed incolla dei comandi e ci mettiamo al riparo da errori di battitura o errori vari che possono accadere spostando i file in cartelle e sottocartelle.
Lavoriamo dalla cartella /home/NOMEUTENTE che è quella in cui si posiziona il terminale alla sua apertura (identificata all'inizio della riga di comando con il simbolo ~; qualora fossimo posizionati altrove per tornare qui basta dare comando cd ~) e con git clone https://www.github.com/wb2osz/direwolf scarichiamo i file presenti nel progetto su GitHub che verranno posizionati automaticamente in una nuova cartella dal nome /direwolf/;
con cd direwolf da terminale entriamo nella sottocartella ~/direwolf/, vedremo comparire il percorso a fianco del nome utente nella riga di comando e, da ora in poi, i comandi inseriti verranno eseguiti in questa cartella.
Diamo comando git checkout dev, non ho ben capito a cosa serva, credo ad ordinare i file da eseguire in una qualche struttura logica (se qualcuno ci capisce qualcosa lasci un commento) e successivamente con mkdir build && cd build creiamo un’ulteriore sottocartella e ci entriamo. Diamo comando cmake .. ("cmake" esegue le istruzioni di compilazione contenute in un file che si chiama makefile mentre ".." indica che questo file si trova nella cartella superiore). Digitiamo make -j4 e, successivamente, sudo make install per procedere alla vera e propria installazione del file. Ultimo passaggio con il comando make install-conf inseriremo nel percorso un file chiamato direwolf.conf che successivamente andremo ad editare per impostare i parametri del TNC virtuale.

Ora che Direwolf è installato bisogna procedere alla sua configurazione.
Innanzitutto dobbiamo raccogliere alcune informazioni riguardo le nostre periferiche audio.
Da nuova scheda terminale (posizionato in ~) diamo arecord -l ed otterremo qualcosa di simile: 

scheda 0: Intel [HDA Intel], dispositivo 0: Generic Analog [Generic Analog]  Sottoperiferiche: 1/1
  Sottoperiferica #0: subdevice #0
scheda 1: Device [USB Sound Device], dispositivo 0: USB Audio [USB Audio]
  Sottoperiferiche: 0/1
  Sottoperiferica #0: subdevice #0


Ovvero l’elenco delle periferiche audio. In questo caso vi sono due schede audio in quanto ho quella integrata nel laptop (scheda 0) e quella via USB che utilizzo per i modi digitali con il KX3 (scheda 1).
Interessa prendere nota del numero di scheda (card per distro in inglese) e dispositivo (device) della periferica che si intende utilizzare. Nel mio caso annoteremo 0,0 per indirizzare Direwolf sulla scheda audio integrata oppure 1,0 per quella USB.


Torniamo nella scheda del terminale in cui lavoravamo su direwolf (eventualmente diamo cd ~/direwolf/build per rientrare in questa cartella da nuova finestra del terminale) e digitiamo sudo nano direwolf.conf per aprire il file di configurazione del TNC virtuale.
Scendiamo fino alla riga # ADEVICE e controlliamo che i parametri plughw:
 corrispondano a quelli della sche da audio (plughw:CARD,DEVICE); rimuoviamo l’asterisco con cui inizia la riga (noteremo che la riga cambia colore in quanto diventerà una vera e propria istruzione che il software seguirà).
Scendiamo ulteriormente nel file fino a trovare la riga  MYCALL dove inseriremo il nostro nominativo al posto della scritta NOCALL.
Salviamo e chiudiamo il file.

Ora dovrebbe essere tutto a posto. Chiudiamo le varie finestre del terminale.

Per avviare Direwolf apriamo una finestra del terminale e diamo comando sudo direwolf -p . Questa finestra dovrà essere lasciata aperta per tutta la sessione ma da qui cogliamo una info essenziale: tra i dati che il terminale ci restituisce all'avvio di Direwolf, nell'ultima riga notiamo l'indirizzo della porta seriale virtuale che il software ha creato e su cui simula il TNC. Dovrebbe essere /tmp/kisstnc (vedi lo screenshot sotto).

(vedi lo screenshot sotto)


Ora apriamo Xastir e tramite interfacce → interface control creiamo una nuova connessione (aggiungi) selezionando il tipo TNC seriale in KISS.
Nella finestra di configurazione del TNC che ci si aprirà ci basterà indicare nella finestra TNC port il percorso indicatoci da Direwolf ed impostare la velocità a 1200 bps. (vedi lo screenshot sotto).


 


Per il collegamento alla radio bastano i classici cavetti adattatori con le solite resistenze. In RX si può semplicemente collegare con un banale cavo jack-jack l'uscita altoparlante della radio all'ingresso line-in o mic sul PC (per i portatili con uscita combinata cuffie+microfono serve un adattatore). Con questa modalità possono esserci delle criticità sul funzionamento nate dalla distorsione dei segnali audio; basterà giocare un po' coi volumi sia della radio che dell'ingresso microfonico del pc per ottenere un segnale intelleggibile che ci permetta di vedere le stazioni comparire sulla mappa.

Nota importante: ad un nuovo avvio del PC o di Xastir è importante avviare Direwolf tramite comando sudo direwolf -p prima di tentare di aprire la connessione al modem (virtuale) su Xastir. Se per errore si tenterà il contrario da terminale vedremo messaggi di errore in quanto Direwolf non sarà in grado di procedere sulla porta seriale simulata in quanto già occupata da altra app.

SETUP:
Kenwood tm-d710e
Lenovo ThinkPad T510
Scheda audio USB economica
cavo jack 3.5mm-jack 3.5mm stereo per RX
Ubuntu 20.04 LTS

venerdì 29 gennaio 2021

Pat: Winlink da Linux - #2 da TNC Kenwood tm-d710e

 Una volta sistemato il software Pat configuriamolo per operare in 144 e 430 tramite una Kenwood tm-d710e.
Prima di iniziare assicuriamoci di avere a disposizione una porta seriale utilizzabile, eventualmente anche via convertitore USB (qui una piccola guida).

Installiamo il pacchetto per poter sfruttare il protocollo AX25 da terminale con il comando sudo apt-get install ax25-tools e successivamente inseriamo anche sudo /usr/share/pat/ax25/install-systemd-ax25-unit.bash .

Ora dobbiamo andare a modificare due file nelle librerie, più precisamente nella cartella /etc (cartella contente tutti i file di configurazione).
Per lavorarci abbiamo due metodi: il primo semplicemente aprire dal nautilus il percorso ed aprire il file con  l'editor di testo; il secondo apportare le modifiche direttamente dal terminale dal quale è possibile aprire i file con il comando nano.
In entrambi i casi è necessario procedere con privilegi di superutente dato che andiamo a toccare cartelle e file all'interno del kernel di Linux.
I comandi da inserire nel terminale sono sudo nautilus /PERCORSO/NOMEFILE per lavorarci tramite interfaccia grafica oppure sudo nano /PERCORSO/NOMEFILE per procedere da terminale.

Il primo file è /etc/default/ax25 dovrebbe essere semplicemente da controllare dato che i parametri di default dovrebbero essere corretti ovvero nome della porta wl2k, velocità in baud 1200 e percorso porta seriale /dev/ttyUSB0.


Il secondo file da  aprire è /etc/ax25/axports e qui dobbiamo proprio inserire una riga exnovo con la quale diciamo al software come comunicare tramite protocollo ax25 sulla porta wl2k dedicata al TNC del kenwood. Il file già contiene delle spiegazioni sul formato da usare e delle righe di esempio.
Inseriamo sotto la riga wl2k    NOMINATIVO    9600    128    4 Winlink.
Attenzione: è importate che il file axports non contenga righe bianche e che quella che inseriamo non sia preceduta dal # come quelle di esempio.

In ultimo apriamo da terminale la schermata di configurazione di Pat con comando pat configure. Scendiamo fino alle righe in cui si parla di serial-TNC (che di default è già nominato Kenwood) e modifichiamo il baudrate a 1200.

Qui sotto inserisco gli screenshoot dei file ax25 ed axports editati in maniera corretta:



Ora abbiamo configurato tutta la comunicazione che avviene tra Pat, il kernel di Ubuntu e la porta seriale RS-232.

L'ultimo passaggio è scaricare ed inserire nel giusto percorso i pacchetti contenenti le "istruzioni" del TNC del Kenwood tm-d710. Fortunatamente sono stati creati dei pacchetti .deb che basta scaricare ed installare.
Si trovano al seguente link https://packages.debian.org/bullseye/tmd710-tncsetup ed è necessario scegliere il tipo di architettura del proprio processore (verificabile tramite comando uname -m). Si installa semplicemente da apri con installa software e cliccando su installa dalla finestra del software center che si apre.

Se tutto è andato a buon fine siamo in grado di andare on-air.
Dal Kenwood verifichiamo che tutti i parametri del menù relativo al packet siano settati correttamente (AUX 529: int data bad:A;AUX 528: com port baudrate:9600bps;).

Non so per quale motivo ma Pat (almeno con questa configurazione) non è in grado di aprire il TNC e prima di procedere nel software è necessario accendere la radio, collegare il cavo seriale, impostare la frequenza ed avviare il TNC in modalità packet. Diversamente se tentiamo di andare in TX con la radio non impostata in modalità packet sarà necessario spegnere e riaccendere tutto altrimenti non andrà in trasmissione.

Apriamo la pagina di Pat ed andiamo su action → connect. Come Transport selezioniamo Serial TNC. Inseriamo il nominativo del nodo a cui vogliamo connetterci (completo di SSID). Non è necessario inserirla nella finestra connection.

Vedremo la radio connettersi al nodo e, di conseguenza, potremo seguire il log della connessione dalla finestra nera nella parte inferiore della pagina.

 

    •  RISORSE UTILI:
      -https://feeding.cloud.geek.nz/posts/using-kenwood-th-d72a-with-pat-linux-ax25/

      questa è la guida che ho seguito, più e più volte su macchine virtuali arrivando sempre ad un vicolo cieco. Controllando bene i messaggi di errore ho sospettato che il problema fosse al punto 7. Sospetto che i pacchetti di configurazione del TNC siano dedicati a SO con architettura diversa dalla mia.

      -https://packages.debian.org/source/bullseye/tmd710-tncsetup
      qui è dove ho trovato una variegata disponibilità di file autoinstallanti per il TNC del Kenwood 710.


      SETUP:
      Kenwood tm-d710e
      Lenovo ThinkPad T510
      Hamlet USB to RS232
      cavo RR232 - mini din per Kenwood autocostruito
      Ubuntu 20.04 LTS
      per prove e smanettamenti Ubuntu 18.04LTS su macchina virtuale



martedì 26 gennaio 2021

Pat: Winlink da Linux - #1 via server web

PREMESSA: il #1 del titolo sottintende il fatto che ci saranno altri articoli a riguardo; teoricamente il progetto sarebbe di impiegare da Ubuntu:

  • parte#1: Winlink via server web
    (ma non ci possiamo certo fermare qui, altrimenti uso Google se devo mandare e ricevere mail via internet)

  • parte#2: Winlink via Packet VHF/UHF con TNC  Kenwood
    (bello il tmd-710e)

  • parte#3: Winlink via Packet VHF/UHF senza TNC fisico
    (e qui le cose si complicano, devo aver sbattimento di configurare una scheda audio esterna, un TNC virtuale e fabbricare cavini e cavetti vari)

  • parte#4: non vogliamo provare ad andare in HF?
    (ovviamente senza modem Pactor che costa un occhio; moooooore difficult!)
  • parte#5: a questo punto spendiamo 30€ per un Raspberry e mettiamo tutto li


Non ci spero troppo però: di 100 progetti che incomincio è già tanto se ne finisco uno. Ed in più per portare a termine i punti #1 e #2 mi ci sono voluti ettolitri di caffè per sopportare due week-end di notti insonni spese tra comandi da terminale e modifiche a file nelle librerie.

Non che non ci siano guide o tutorial sul web…. ma nessuna è completa al 100% e tutte partono dal presupposto che vengano consultate da nerd abituati a tali operazioni (ti si dice COSA devi fare ma non COME lo devi fare o si fanno riferimenti ad operazioni banali e scontate per un programmatore ma sconosciute ad un fantozziano esordiente totale). Già, perchè non solo Pat non è presente nel software center di Ubuntu ma… udite udite… per essere leggero e girare bene anche sui più microscopici Raspberry non ha interfaccia grafica! Quindi per modificare parametri e settaggi non ci sono simpatici menù a tendina e finestrelle varie ma è necessario andare a modificare con taglia e cuci dei file nelle librerie. Che gran divertimento! [dov'è la faccina che picchia la testa contro il muro quando serve?]

PS: se conoscete qualche smanettone offritegli una birra in cambio del suo aiuto; vi risolverà tutti e 5 i punti in circa 20 minuti. Ma non avrete la soddisfazione data dall'aver imparato qualcosa. 

fine premessa.

La schermata di Pat da Firefox ed il terminale con aperto pat config


Iniziamo dalla parte facile: dal sito di Pat clicchiamo su download e scarichiamo il file . deb (scegliamo quello che più ci rappresenta, nel mio caso Debian/Ubuntu/Mint ma ce ne sono versioni ottimizzate per Raspian o altri sistemi Linux generici); tasto destro sul file e selezioniamo apri con installa software.
Verrà aperto in una pagina di Ubuntu software center nella quale clicchiamo su installa.


A fine installazione apriamo il terminale e diamo comando pat configure

Modifichiamo la schermata inserendo il nostro call e la nostra password Winlink (la stessa che usiamo su RMS Express o altri client, se non abbiamo mai usato Winlink è il momento di registrarsi nel sistema). Nel parametro http_addr  notiamo che di default è impostata la porta 8080 via localhost. Sul web ho trovato che è consigliabile modificare la porta 8080 perchè può essere usata da altre app. Al posto di localhost:8080 scriviamo l’indirizzo 0.0.0.0:5000.

Per avviare la sessione di Pat visualizzando una pagina comodamente nel browser (questa funziona anche senza internet ovviamente) inseriamo nel terminale il comando pat http dopodiché, lasciando la finestra del terminale aperta, apriamo il browser ed inseriamo l’indirizzo 127.0.0.1:5000 (localhost:porta). 

Visualizzaremo una pagina da cui possiamo gestire il traffico mail via Winlink in maniera del tutto paragonabile ad un qualsiasi client di posta. 


Per effettuare una connessione ai server via internet andiamo su action → connect.

Sia aprirà una casella da cui andremo a selezionare nella finestra (select alias) telnet. Premiamo su connect per avviare la connessione ai server del sistema Winlink. Esattamente come se stessimo facendo traffico via radio, o come avveniva con la posta elettronica prima dell'arrivo delle ADSL, la connessione resta aperta pochi secondi (quello che serve per spedire eventuali messaggi presenti nella cartella outbox e verificare ed eventualmente scaricare mail dirette a noi presenti nei server) dopodichè si interrompe. Riusciremo a visualizzare, scrivere e gestire la nostra posta ma senza alcuno scambio di dati coi server.

Per testare che effettivamente funzioni possiamo inviarci una mail da qualsiasi servizio mail “tradizionale” (gmail, hotmail, yahoo,...); il nostro indirizzo sarà NOMINATIVO@winlink.org;
Allo stesso modo possiamo scrivere da Pat una mail indirizzata ad un indirizzo mail "tradizionale" che comparirà nella casella outboox e, alla prima connessione, verrà inviato e spostato in sent.
Nella finestra nera a fondo pagina possiamo seguire il log delle operazioni e visualizzare se la connessione esterna, che sia radio o web, vada a buon fine o se vi è qualche tipo di errore.

La sessione di Pat viene automaticamente terminata ad ogni riavvio di computer o chiudendo la finestra del terminale da cui abbiamo dato comando pat http per cui sarà necessario procedere a digitare tale comando ogni volta che vogliamo impiegare Pat sfruttando il browser.


E’ possibile impostare il pc in maniera tale che avvii la connessione tra Pat ed il browser in automatico; per far questo da terminale digitiamo i comandi sudo systemctl start pat@NOMEUTENTELINUX e successivamente sudo systemctl enable pat@NOMEUTENTELINUX (sostituendo USERNAMELINUX con il nome utente impiegato sul pc).
Riavviamo il pc in maniera tradizionale o tramite comando reboot. Noteremo che siamo in grado di accedere alla pagina di Pat da browser senza dover avviare il servizio dando comando da terminale.


Nel caso volessimo andare di volta in volta ad avviare Pat manualmente al posto di tenere la connessione sempre attiva (non sono sicuro ma penso che un minimo di risorse di sistema le tenga impegnate a lasciarlo sempre attivo in background, ma non sono sicuro) saltiamo questi ultimi passaggi ma ricordiamoci che sarà necessario dare da terminale il comando pat http e che la finestra di terminale da cui abbiamo dato l’imput dovrà sempre rimanere aperta per tutto il tempo in cui impiegheremo il sistema Winlink tramite browser. Se fosse necessario nel frattempo impiegare il terminale per altro è sufficiente aprirne una nuova scheda da file → nuova scheda.

Comunque oltre che da una pagina del browser è possibile usare Pat anche direttamente da terminale: digitando semplicemente pat visualizzeremo i comandi necessari (ad esempio con pat compose scriviamo una mail) ma dal browser è decisamente più intuitivo e facile; considerando che ovviamente non serve connessione ad internet per visualizzare la pagina dal browser non vi è nessun motivo per complicarsi la vita da terminale.


SETUP:
Lenovo ThinkPad T510
Ubuntu 20.04 LTS
per prove e smanettamenti Ubuntu 18.04LTS su macchina virtuale

lunedì 18 gennaio 2021

APRS con Xastir ed il Kenwood 710

 
Non facevo APRS da quando non ho più Windows sul pc... ma pochi giorni fa ho conosciuto Xastir e sono subito tornato on-air!
 Xastir è software open-source per la gestione delle attività APRS utilizzabile su molte distribuzioni Linux. Questo software, sebbene dal punto di vista dell’interfaccia grafica sia piuttosto minimale (viene usato molto su Raspberry ed altri sistemi di mini-pc in cui la leggerezza è tutto), permette di gestire al 100% tutte le possibilità offerte dal sistema APRS.

Innanzitutto, se dobbiamo impiegare un TNC esterno (come ad esempio quello integrato nel Kenwood tm-d710e), dobbiamo essere in grado di sfruttare una porta seriale; qualora dovessimo impiegare un adattatore RS-232 - USB qui c’è una piccola guida sulla procedura che ho impiegato.

Per l’installazione occorre procedere da terminale dato che Xastir non è presente nel software center di Ubuntu. Basta semplicemente inserire il comando sudo apt-get install xastir ed i pacchetti verranno scaricati ed installati in automatico. Pochi istanti dopo vedremo comparie l’icona di Xastir tra le nostre applicazioni.

Aprendo il programma noteremo che è in lingua inglese e non vi è modo, nei vari menù, di selezionare altro. Chiudiamo l’applicazione e torniamo sul terminale inserendo il comando xastir -l italian; il programma a questo punto si aprirà nuovamente e da ora in poi, anche anche cliccando sull'icona, si avvierà in italiano.

Iniziamo con le configurazioni base: dal menù dati → configura → dati stazione possiamo accedere alle impostazioni di base della stazione (nominativo, coordinate manuali, simbolo e messaggio di commento), mentre da dati → configura → temporizzazione possiamo impostare altri paramentri fondamentali come l’intervallo base di trasmissione del beacon o per quanto tempo visualizzare sulla mappa una stazione dopo la sua ultima trasmissione. Se volessimo impiegare Xastir da una postazione mobile è disponibile anche un menù apposito per lo Smartbeaconing.

Possiamo scegliere anche dal menù mappe il tipo da visualizzare. Di default parte con delle cartine semplicemente disegnate in maniera stilizzata senza riferimenti geografici, leggerissime e disponibili off-line; in alternativa scegliendo tra i server  on-line disponibili il programma andrà a scaricare di volta in volta il foglio necessario rispetto alla zona e all'ingrandimento richiesto (sembra la stessa cartografia integrata anche nel D-rats). E’ ovviamente possibile scaricare delle mappe da inserire nell’apposita directory da utilizzare off-line. Per quanto riguarda le informazioni visualizzate  bisogna andare in visualizza → visualizza filtro.

Ora andiamo a connettere il TNC del nostro Kenwood tmd-710e a Xastir.

Dal menù interfacce → interface control ci si aprirà una schermata con tutte le connessioni che abbiamo creato per Xastir (ovviamente al momento sarà vuota). Premiamo su aggiungi e selezioniamo il tipo di connessione che desideriamo creare; nel nostro caso sarà TNC seriale ma, se avessimo un tmd-710Ge suppongo che scegliendo TNC seriale con GPS riusciremmo ad importare su Xastir anche le coordinate GPS dall’apparato.

Aperta la schermata di configurazione del TNC inseriamo i dati richiesti:

TNC port: la porta seriale in uso (da adattatore RS232-USB dovrebbe essere /dev/ttyUSB0 )

Commento: possiamo inserire un riferimento che ci possa essere utile per identificare la connessione (ad es. "tmd710" o "prova")
 

Controlliamo anche che sia spuntata la casella che permette a questa connessione di andare in TX. Si può decidere di spuntare la casella attiva all'avvio se vogliamo che questa connessione si apra automaticamente all’avvio del programma, io preferisco non usare questa opzione in quanto preferisco dover dare un imput per aprire il TNC così evito che avviando il programma la radio vada in TX senza che il resto dell'apparecchiatura sia pronto a trasmettere (tipicamente prima che abbia controllato che l'antenna sia collegata).
Altro parametro da configurare riguarda il nome dei file di configurazione del TNC. Per trovarli bisogna aprire dal nautilus i percorsi /usr/share/xastir/config oppure /usr/local/xastir/config e cercare i file relativi al TNC desiderato. Nel nostro caso si chiameranno tnc-startup.d72_d710 e tnc-stop.d72_d710 (vanno indicati solo i nomi senza l’estensione .sys, non bisogna aprire o modificare i file stessi ma solo prendere nota del nome). Questi file contengono le istruzioni che servono al programma per abilitare, pilotare e disabilitare il modem della radio senza agire fisicamente su di essa;
Se non volessimo inserire i file di configurazione si può comunque utilizzare il TNC impostandolo manualmente sulla radio in modalità PACKET12 (in modalità APRS funziona solo in RX e vedremo le stazioni sia nel software che sul pannello della ricetrasmittente mentre per un impiego corretto saremo in grado di visualizzare le stazioni solo all'interno di XASTIR in quanto la parte "logica" della radio non viene utilizzata).


Lato radio dobbiamo solo assicurarci da menù che la porta COM sia abilitata (menù 604  APRS - COM PORT), sia impostata sul VFO effettivamente in uso (menù 529 - AUX - INTERNAL DATA BAND PACKET),  ed abbia la stessa velocità impostata nel software (menù 528 - AUX - COM PORT BAUDRATE, consigliata 9600).

Per il resto gli altri parametri impostati nel menù APRS non influiranno sulla trasmissione: verranno completamente bypassati in quanto il TNC eseguirà esclusivamente i comandi provenienti da Xastir (per comodità possiamo lasciare ad esempio le impostazioni che utilizziamo in /m senza pc).

Con questa configurazione siamo perfettamente in grado di gestire a pieno la nostra operatività APRS con Xastir e l'apparato Kenwood tm-d710.

Aprendo il pannello di controllo delle interfacce vedremo una riga con la periferica aggiunta. Se non abbiamo spuntato l’avviamento automatico risulterà disattiva; basterà selezionarla e cliccare su avviva per vedere Xastir accendere il TNC della radio. Al contrario cliccando su ferma il TNC verrà spento e non vedremo più nè il traffico in ingresso nè il nostro beacon andare in tx.

Un’ulteriore passo, molto utile per curiosare nel mondo APRS anche quando non abbiamo un sistema radio a portata di mano, può essere quello di impostare una seconda connessione - questa volta via internet. Torniamo nel pannello interfacce→ interface control ed aggiungiamo una nuova connessione selezionando la voce server internet. Sul web si trovano numerosi server ed i relativi indirizzi. Io utilizzo l’indirizzo euro.aprs2.net , per funzionare è necessario inserire la password legata al nominativo impostato nel programma. Qualora abbiamo già usato il sistema APRS con altri software dotati di interfaccia web (UIView, APRSdroid,...) ne sarete già in possesso altrimenti vi sono alcune pagine web in grado di calcolarla inserendo il proprio call, ad esempio:
https://www.iz3mez.it/aprs-passcode/


Anche in questo caso tramite il pannello interfacce possiamo attivare e disattivare la connessione al web come se fosse un TNC.


Nello screenshot ad inizio articolo vediamo le configurazioni da me impiegate sia per il Kenwood tm-d710e che per la connessione al web server.

Manca solo di curiosare un po’ nei menù per prendere confidenza con il software.

Appena l’ho configuarto, inserendo la frase “testing Xastir” tra i commenti sono stato contattato da un OM milanese, anch'egli intento a provare Xastir. Abbiamo chattato un po’ tramite i messaggi packet. Ho così messo a log il mio primo QSO APRS via Xastir!



SETUP:
Kenwood tm-d710e
Lenovo ThinkPad T510
Hamlet USB to RS232
cavo RR232 - mini din per Kenwood autocostruito
Ubuntu 20.04 LTS

 

domenica 17 gennaio 2021

Porte seriali via USB su UBUNTU

Utilizzo Ubuntu da 10 anni o forse di più… ma sono un utente ignorante, ben poco ho capito del suo funzionamento in tutto questo tempo. Negli anni questo Sistema Operativo si è evoluto molto divenendo ultimamente decisamente user-friendly, quantomeno nelle sue funzioni base.
Navigare sul web, creare file con LibreOffice, gestire archivi di foto/video, guardare un film in streaming, partecipare ad una videoconferenza… sono tutte cose che si riescono a fare facilmente senza nessuna conoscenza informatica. Si installa il sistema operativo nella variante scelta, si apre il Software Center (simile all’App store di Google o Apple) e si installa ciò che serve. Le prime versioni di Ubuntu che utilizzavo non avevano neanche questa “scorciatoia” e bisognava scrivere dei comandi nel terminale anche per l’installazione dei programmi base.

Ma se vogliamo andare oltre? Bhè li iniziano i problemi e sebbene ultimamente il web sia pieno di risorse anche in italiano la strada è in salita. Vogliamo connettere una radio al PC? Ci serve un adattatore RS232-USB, aggeggio che anche in Windows capitava mi facesse imprecare… su Ubuntu ci ho dovuto picchiare la testa per giorni (e sarei qui ancora se non fosse intervenuto Marco IZ2LVZ/PA1ABE ad assistermi nella parte finale della configurazione).

Partiamo dall’inizio: l’acquisto dell’adattatore seriale-USB. Questo consiglio vale non solo per Ubuntu ma anche per Windows e Mac.

La Prolific, azienda che per prima ha creato il chip PL2303 di conversione seriale-USB ha visto negli anni nascere molti cloni dal dubbio funzionamento. Mi è capitato di utilizzare adattatori per programmare radio che facessero i capricci. Un’accurata scelta del prodotto, magari evitando quelli dal costo di gran lunga più basso della media, è già una buona base di partenza per evitare lunghe sudate in un secondo tempo.

Io ne ho uno marchiato Hamlet che acquistai poco dopo il tm-d710, costava 15€.

Teoricamente (e nel mio caso è stato così) inserendolo in una presa libera il Ubuntu dovrebbe già essere in grado di riconoscerlo. Per capirlo apriamo il terminale ed inseriamo il comando dmesg. Otterremo una lunga risposta ma quello che ci interessa sarà verso le ultime righe dove troverete qualcosa tipo:

[11663.596557] usb 1-1.2: New USB device strings: Mfr=1, Product=2, SerialNumber=0

[11663.596560] usb 1-1.2: Product: USB 2.0 To COM Device

[11663.596562] usb 1-1.2: Manufacturer: Prolific Technology Inc.

[11663.597038] pl2303 1-1.2:1.0: pl2303 converter detected

[11663.600039] usb 1-1.2: pl2303 converter now attached to ttyUSB0


Se i messaggi che vediamo sono simili è una buona cosa perchè non sarà necessario installare i driver a mano (cosa non semplicissima in Ubuntu); ma non è ancora ora di cantare vittoria. Da qui a poter usare la porta seriale la strada è lunga… gli utenti Linux sono abituati ad un concetto di “plug and play” un po’ diverso da quello degli utenti Windows.

Proviamo ora a digitare il comando dmesg | grep tty col quale possiamo visualizzare le porte seriali viste dal computer. Il risultato dovrebbe essere simile a questo:

[ 3358.535733] usb 1-1.2: pl2303 converter now attached to ttyUSB0

[ 4311.967573] pl2303 ttyUSB0: pl2303 converter now disconnected from ttyUSB0

 

Le porte seriali si chiamano tty seguite da un numero (tty0 equivale a COM1 nel mondo Windows) ma il nome è tale solo se la porta è nativa; in questo caso vedete ttyUSB0 (che significa COM1 su adattatore USB). Ma come si può vedere risulta “attached” ma “disconnected”. Praticamente Ubuntu ci sta dicendo che la porta c’è ma non la possiamo utilizzare.

NOTA IMPORTANTE: all’interno dei software quando bisogna configurare le periferiche seriali non è sufficiente scrivere il nome della porta seriale impiegata (ad. es. ttyUSB0) ma è necessario indicarne il percorso che in questo caso sarà /dev/ttyUSB0.

E’ necessario dare all’utente i permessi per utilizzare questa porta. Sempre da terminale  digitiamo sudo chmod 777 /dev/ttyUSB* per dare all’utente con cui siamo loggati i permessi per usare tutte le porte ttyUSB. Facendo una prova al volo e vedremo che siamo in gradi di gestire, ad esempio, un TNC esterno.

Finita qui? Non proprio! Se spegniamo e riaccendiamo il pc ci accorgiamo che la porta seriale non funziona più. Solo inserendo a terminale nuovamente sudo chmod 777 /dev/ttyUSB*  tutto tornerà a funzionare. Bisogna allora inserire il comando sudo adduser $USER dialout per dare all’utente i permessi in maniera permanente. Si riavvia un’ultima volta e finalmente tutto funzionerà regolarmente.


Devo ringraziare Marco IZ2LVZ/PA1ABE che mi ha dato una grossa mano, non ci fosse stato sarei ancora li a leggere guide e discussioni sui forum di Ubuntu. Capendoci poco o nulla può essere che abbia scritto qualche castroneria spaziale… nel caso lasciate un commento con la correzione. Grazie!


SETUP:
Lenovo ThinkPad T510
Hamlet USB to RS232
Ubuntu 20.04 LTS




martedì 10 luglio 2018

FT8, una buona scusa per tornare in radio

postazione digitale con KX3, portatile e secondo monitor per waterfall e cluster

Non ho mai amato i modi digitali. La motivazione è una sola: finisco sempre a litigare con il computer.
In HF ho fatto -poca- attività in PSK-31. Una volta che ho visto che tutto il "sistema" funzionava ci ho fatto poche decine di collegamenti e poi l'ho dimenticato. La cosa più divertente dell'avventura in PSK è stata la costruzione della stupida interfaccina con gli optoisolaratori ed i quasi introvabili trasformatori 1:1 da 600 ohm.
In UHF ho un cinesino DMR che utilizzo senza sapere troppo bene come funzioni e che mi è stato gentilmente programmato da un socio della sezione, io mi limito ad accenderlo e a parlarci dentro quando capita.

Da tempo ero alla ricerca di una scusa per tirare fuori dall'armadio il KX3 che se ne stava li, in letargo da un anno esatto. In sezione mi hanno detto di questo nuovo modo digitale -l'FT8- inventato solo pochi mesi fa ma che si sta diffondendo con estrema rapidità e minaccia di mandare in pensione tutti gli altri modi (PSK in primis ma anche RTTY, JT9, JT65,...).

Si tratta di una modulazione FSK con una larghezza di banda di 50Hz. Ascoltando il suono che produce in USB somiglia molto ad OLIVIA mentre il mentre dal punto di vista pratico (interfaccia e operatività) è più simile al JT65. Per me che non mi sono mai spinto oltre il PSK è comunque tutta una novità.
Caratteristica importante per lo svolgimento del QSO è che questo metodo si basa su intervalli di tempo di 15 secondi. Questo, unito al fatto che il collegamento è estremamente standardizzato e stilizzato, oltre che praticamente tutto automatico permette di arrivare a mettere a log potenzialmente centinaia di collegamenti all'ora o - aspetto per me più interessante - di sfruttare quelle brevi e fulminee aperture della banda dei 6metri o divertirsi con l'airplane-scatter sui 2metri (e perchè no, anche di più).

Il collegamento tra radio e PC è molto easy. Avendo un portatile utilizzo una scheda audio esterna che mi consenta di sfruttare contemporaneamente line in e line out. Basta una qualsiasi schedina cinese da pochissimi € dato che entrambi i segnali sono mono, per comodità sfrutto quella che avevo usato per la sperimentazione dell'interfaccia SDR. Ovviamente l'uscita audio-cuffie del KX3 va nel line-in mentre il microfono nel line-out. Si collega poi il cavo KX-USB col quale il software controlla le impostazioni dell'apparato via CAT.

Dopo un paio di serate di ascolto e qualche tentativo di trasmissione giusto per perfezionare il sistema di comunicazione PC -> scheda audio -> radio questa mattina è arrivato il primo collegamento, in banda 20m, con il collega OK1KM dalla Repubblica Ceca. La potenza utilizzata è stata di 500mW (già, solo mezzo Watt) e come antenna il solito filo fuori dalla finestra in configurazione Windom corta.

Purtroppo anche questo sistema, che ha indubbiamente delle enormi potenzialità sia per sfruttare le aperture brevi di E-sporadico delle bande alte sia per vedere dove si può arrivare con potenze ridotte, ha subito l'invasione di gente che ci va giù pesante con la potenza spesso usando 100W se non di più per macinare QSO in automatico e fare log senza fatica. Notare che stando alle tabelle di equivalenza ufficiale 100W modulati in FT8 sono come 10KW in SSB. Mi chiedo che senso abbia portare a casa un QSO con questa configurazione.
La speranza è che chi utilizza in maniera impropria questo sistema, dato che l'HAM spirit sembra aver per sempre abbandonato questo pianeta, si limiti alle bande tradizionali dove è più facile fare traffico e lasci liberi le bande papabili di brevi aperure E-sporadico e le WARC.

Qui sotto la schermata del programma WSJT-X , creato dall'OM americano K1JT, che è in grado di gestire, oltre all'FT8, anche altri modi digitali. Il programma gestisce direttamente via CAT parecchie radio sia per quanto riguarda il PTT che il VFO. Sofware facilissimo da configurare e, nella sua semplicità, estremamente user-friendly.



A riprova delle grandi potenzialità di questo sistema di trasmissione la schermata di PSKreprter che mostra dove sono stato ascoltato facendo un paio di chiamate con la configurazione davvero poco efficiente di cui sopra e solo mezzo Watt in antenna:





Indubbio pregio di questo sistema è che la voglia di "sperimentare" questa nuova e -a detta di molti- rivoluzionaria modulazione mi ha fatto tornare dopo tanto tempo ON-AIR!
Ho aperto il log per segnare il collegamento ed ho notato che l'ultimo collegamento risale al 17/07/17 per cui sono lontano dalla radio da quasi un anno (a parte le assistenze con la sezione ed il pile-up contest fatto sempre come IQ2LC). Gli ultimi QSO tra l'altro erano in CW... e devo dire che smanettare col piccolo Elecraft mi ha fatto tornare la voglia di telegrafia.

venerdì 22 giugno 2018

QRZ.com: nuova APP e privacy

i pochi dati visibili da QRZ senza login


Quando in sezione saltano fuori i vecchi "Callbook", la versione radioamatoriale delle paginegialle, vien da sorridere pensando a quanto internet abbia cambiato anche le "pratiche operative" di questo hobby. Noi OM moderni siamo abituati ad accendere la radio e contemporaneamente aprire la home page del sito QRZ.com per visualizzare immediatamente dati anagrafici, biografia, foto, informazioni e posizione sulla mappa del corrispondente o del segnale che stiamo ascoltando.

Si può dire che non sei un radioamatore se non sei su QRZ.com: le stazioni non iscritte sono rarissime e quasi sempre il non trovare una corrispondenza significa aver capito male il nominativo.

Tra i dati riportati c'è anche -ovviamente- l'indirizzo dell'abitazione. Info essenziale per il recapito di QSL via diretta.

 Non ci si pone troppi problemi riguardo la privacy dato che l'iscrizione -necessaria per avere accesso pieno al database-  è subordinata all'invio di copia dei documenti di stazione come patente, licenza ed assegnazione del nominativo. Senza login è possibile visualizzare la pagina con le informazioni personali oscurate.

Ovviamente nel mondo degli smartphone anche QRZ ha la sua app ufficiale e parecchio tempo fa (si parla di ottobre 2016) mi ero reso conto che l'app -che consentiva di visualizzare tutti i dati al pari della pagina web- non prevedeva nessun tipo di login.
Mi sembrava assurdo... o quantomeno non coerente.

So benissimo che un malintenzionato è difficile che finisca su QRZ a cercare l'indirizzo di dove andare a rubare un Baofeng. E so benissimo anche che tra i radioamatori patentati (e quindi in regola per aver pieno accesso al sito) ci possano essere dei membri della Banda Bassotti.

Avevo quindi mandato una mail agli amministratori del sito chiedendo chiarimenti riguardo a questa scelta.

La risposta è stata semplice: La app non è creata direttamente dallo staff del sito e comunque secondo loro i dati possono essere visualizzati solo da persone con un account QRZ (non per forza radioamatori ma comunque utenti di cui QRZ abbia quantomeno una mail) sia dal sito che da Android.

Una risposta a mio avviso un po' sconcertante in quanto mi sembrava assurdo che lo staff del più famoso sito radioamatoriale al mondo non sapesse come funziona la loro APP ufficiale.

La mia reazione è stata semplice: ho tolto dalle mie info personali i dati riguardo la localizzazione della stazione e li ho sostituiti con la richiesta di inviarmi una mail per ricevere l'indirizzo a cui mandare eventuali QSL via diretta.

Negli ultimi tempi la APP di QRZ è finita nel dimenticatoio assieme a buona parte dell'attività radiantistica ma nei giorni scorsi, dopo aver ripreso in mano la radio per fare un po' di SWL ed aver preso un telefono nuovo, ho scaricato l'applicazione e... sorpresa! La prima schermata richiede i dati per il login.

L'app oltretutto è stata notevolmente migliorata nella grafica. Cercando un call appare una schermata con i dati principali ben impaginati: nome, cognome, QTH, locator, immagine del profilo, info addizionali su QSL e mail. La localizzazione della stazione può essere esportata su Google maps ma già dalla pagina iniziale ci sono distanza e direzione di puntamento. Come nella vecchia app anche qui un link apre nel browser la pagina vera e propria sul sito dove si può direttamente consultare anche la parte di biografia con dettagli, foto ed eventuale logbook.

Della vecchia app apprezzavo la leggerezza dei dati che permetteva l'utilizzo anche in condizioni di scarso segnale: le info base erano semplicemente testo (bianco su sfondo nero). Pochi dati: nome, cognome, info QTH e  link;  veloci da scaricare anche in situazioni in cui sarebbe praticamente impossibile aprire una pagina web. Spero che questa nuova grafica più ricca sia ugualmente veloce. L'app ha appunto senso quando si fanno attivazioni fuori casa, per la stazione fissa si userà più facilmente il pc.

Comunque, nel frattempo, ho ripristinato il profilo con tutti i dati visualizzabili.
Ora manca una cosa sola: tornare ON-AIR!


domenica 7 maggio 2017

a volte il problema è più semplice di quel che si credeva




Parecchio tempo fa si è rotto l'alimentatore.
Ho subito pensato ad un elettrolitico scoppiato. Un po' perchè è quasi sempre colpa loro, un po' perchè se così fosse stato avrei avuto vita facile riguardo alla riparazione.
Una volta aperto ho scrutato attentamente tutti i condensatori cercando anche il minimo segno di bombatura. Niente da fare, tutti sembravano in ordine.
Sono passato a guardare anche i vari semiconduttori presenti sul dissipatore cercando segni di bruciature o saldature saltate. Ma anche li tutto sembrava perfettamente in ordine.

Che sia la cavetteria interna? Scollegati i vari faston che portano la 220V in giro per i circuiti li ho puliti e controllati nella speranza di qualche contatto poco serrato od ossidato. Riassemblato il tutto lo alimento sperando nel miracolo: poco dopo l'accensione, prima che l'ago del voltmetro possa arrivare in posizione è già saltato. Esattamente come prima, tutto questo controllare, muovere, pulire e toccare non ha prodotto conseguenze.

Smonto tutto nuovamente intenzionato a metter mano nella zona del trasformatore. Purtroppo non si riesce ad arrivarci. Smonto tutto lo smontabile ed ispeziono nella speranza di trovare qualche saldatura fredda o problemi simili. Per quel che si vede anche qui tutto in ordine.

Abbandono il tutto, smontato, sul banco per qualche mese prima di giungere alla conclusione che sia il caso di dichiarare il tutto morto e comprare un nuovo alimentatore che si rivelerà poi una delusione.

Arrivato il cinesino noto i problemi di interferenza che mi aspettavo e mi viene l'idea di cannibalizzare il possibile dal vecchio per migliorare le prestazioni del nuovo. Vorrei recuperare la circuiteria che fa da raddrizzatore e filtro della bassa tensione per vedere se diminuisce il rumore che genera e magari recuperare anche la strumentazione a pannello così da avere la lettura immediata di corrente e tensione.

Prima di imbattermi in quest'avventura chiedo su internet se qualcuno ha già tentato.
Mi si dice che si potrebbe fare ed uno mi risponde: prima di distruggere tutto controlla che non sia solo un guasto dell'interruttore.

I contatti collegati provvisoriamente per escludere l'interruttore
Provo a mandare in corto i contatti e...miracolo!!! Funziona!!!

Apro il cassetto dei pezzi recuperati da apparecchiature varie smontate prima di buttarle e trovo un interruttore identico. In due minuti lo sostituisco ed ora è tutto perfettamente funzionante, come da nuovo ed a costo 0.




E' bene controllare sempre tutto, anche quella cosa talmente banale che non penseresti mai.




giovedì 4 maggio 2017

HF... un buon alimentatore conta!


Parecchi mesi fa si è bruciato l'alimentatore che avevo acquistato, quando ho fatto la patente, assieme al Ts-50. Dopo invani tentativi di intervento per la riparazione mi sono messo a cercare sui vari negozi di apparecchiature radioamatoriali.

Un buono switching pensato per questa particolare applicazione costa almeno 80€, se ne trovano di vari marchi (telecom, lafayette, diamond,...) ma l'impressione è che sia sempre lo stesso prodotto "made in china/taiwan" rimarchiato.
Il sogno sarebbe un vero e proprio stabilizzato ma verrebbe a costare parecchie centinaia di €, senza considerare che visto il livello della mia stazione sarebbe quantomeno sprecato.

L'altra sera in sezione è passato un OM che di elettronica ci capisce non poco il quale se ne è uscito con una frase che mi ha colpito "ormai gli switching cinesi da pochi euro hanno raggiunto un buon livello qualitativo". Parliamo dei classici naked che non hanno nè prese nè strumenti.
Molti OM li usano già da parecchio per i veicolari VHF/UHF FM, ma le HF sono molto sensibili da questo punto di vista. Penso però che vista la spesa si può provare.

Detto fatto. La radio che richiede la maggior corrente che ho è proprio il vecchio Kenwood Ts-50 (18 A a 100W); considerando che è noto che questi alimentatori soffrono se portati vicino al limite opto per un 30A: il costo è di soli 16€ (alla fine pagato 6 grazie ad una promozione di PayPall).

Appena arrivato lo metto alla prova:

Alimento il TS-50 con batteria e bocchettone antenna staccato; spazzolo sulle bande per esser sicuro che non ci sia nelle vicinanze qualche altra fonte di QRM:
La radio è silenziosissima e l'S-meter non si muove.

Poi passo a collegare la radio al nuovo alimentatore e rilevo questo QRM:
3,5 Mhz = S0 con pochissimo ronzio audio
7    Mhz = S4 con ronzio audio insistente
14  Mhz = S6 con gran ronzone audio
21  Mhz = S4 con ronzio audio insistente
28  Mhz = S0 con poco ronzio audio

L'ultimo test l'ho fatto con la radio alimentata a batteria e l'alimentatore comunque acceso, questo permette di capire se il QRM viene tirato dentro dal cavo 12V o viene irradiato dai circuiti dell'alimentatore (il mio vecchio modem internet aveva un piccolo alimentatore che mi creava 2 punti di rumore su tutto lo spettro HF).
Con questa configurazione l'S-meter non si muove dallo 0 in tutte le bande ma attorno ai 20 metri c'è sempre un po' di disturbo audio.

Proverò con qualche ferrite e qualche altro escamotage sperando di migliorare la situazione di cui sopra; altrimenti questo alimentatore verrà impiegato solo per il tm-d710.




sabato 15 aprile 2017

alimentazione per ogni occasione!




Per dare corrente al KX3 ho modificato svariate volte il cavetto originale elecraft.

Inizialmente avevo messo le classiche bananine poi, visto che la satoletta di derivazione 12V che avevo costruito pesa quanto la radio, sono giunto alla conclusione che non fosse proprio una soluzione ottimale. Così mi sono limitato a mettere un volgarissimo mammut a cui di volta in volta, cacciavite alla mano, collegavo uno spezzoncino di cavo con il connettore idoneo (faston per batterie al Pb, XT60 per le Lipo, bananine per gli alimentatori, coccodrillini per le cose arrabattare al volo).
Ma anche questa non era una soluzione ottimale.

Ho preso in simpatia il connettore XT60 anche se ho, per ripetute sfighe e guasti con questo sistema, abbandonato le comodissime batterie LiPo; con questo connettore non è possibile per sbaglio invertire la polarità (cosa non scontata col sistema mammut), si possono connettere e sconnettere rapidamente senza cacciavite ed inoltre sopportano dei discreti amperaggi quindi può essere utilizzato anche in sistemi non QRP.
Unico difetto è che sono di difficilissima reperibilità. Dal solito fornitissimo negozio di componenti non ne hanno. Volendo nei negozi di modellismo si trovano ma a prezzi stratosferici.
Vengono in aiuto i vari siti cinesi che vendono di tutto.

Ho saldato al cavo di alimentazione del KX3 il connettore XT60 maschio così da poterci eventualmente connettere direttamente una batteria con questo connettore.
Ho poi preparato vari cavetti con il connettore femmina da usare come adattatore:

-Bananina
-Coccodrilli (in realtà questo è di recupero da un caricabatterie guasto)
-Accendisigari (questo ha anche un fusibile da 5A ed un led che ne indica il funzionamento)

Il tutto, assieme al cavetto Elecraft, sta in una picolissima scatoletta Ikea che è finita nel set operatività del KX3. Questo dovrebbe aiutarmi a non ritrovarmi più nella triste situazione di poche sere fa... anche se la mia capacità di dimenticare cose supera ogni limite.


Alla fine il kit KX3 è così composto:


A SINISTRA
-Valigia stagna HPRC: dove solitamente sta il KX3

A DESTRA
-Sotto c'è la scatola leggera che utilizzo solo per SOTA o situazioni in cui c'è da minimizzare al massimo il peso (vedi articolo)
-Al centro un piccolo box con microfono e piccoli cavi RF (SMA-BNC per il modulo 144 Mhz, cavetto BNC-BNC in RG-174, codino cortissimo BNC-PL con barilotto in RG-58)
-Sopra la scatoletta con il kit di oggi


Ovviamente "l'idea" non è valida solo per il KX3 ma per tutte le stazioni QRP (ma non solo) e magari anche per l'utilizzo in varie situazioni di apparati veicolari bibanda utilizzati a potenze medio-basse.




giovedì 13 aprile 2017

non tutti i mali vengono per nuocere


Sono uscito di casa per provare lo IAC 50 Mhz, solito posto in JN45QT; non è una postazione ottima ma è a 10 minuti da casa.
Carico la macchina e parto.
Monto palo, antenna, cavo e non vedo l'ora di tirare fuori il KX3 dal letargo.

Improvvisamente mi rendo conto di aver dimenticato a casa la batteria. Non ne faccio un dramma, mi collegherò direttamente a quella dell'auto; tanto con quello che consuma il piccoletto non se ne accorge neanche.
Comincio a frugare nello zaino e ricordo: i cavi per collegare la radio alla batteria sono... di fianco alla batteria, a casa.

Un po' sconsolato (per non dire proprio incazzato) smonto tutto. Apro la birretta che avevo portato e mando ad un paio di altri OM la foto dell'antenna con scritto "già smontato, ho dimenticato la batteria, vado a casa" in pochissimi secondi arriva la risposta da Martino IU2IJW (neo patentato dall'ultimo corso) "prendo la batteria e arrivo in soccorso!"


Ricomincio da capo: palo, staffa, antenna, cavo. Martino ha portato la batteria e lo Yaesu ft-450. Era la radio che desideravo quando ho fatto la patente, poi ho trovato una super offerta per un vecchissimo ts-50 ed ho preso quello lasciandomi convincere dalla indole kenwoodista. Ma l' ft-450 è rimasta una delle poche giapponesi non Kenwood su cui mi sarebbe tanto tanto piaciuto mettere le mani, e Martino lo sapeva benissimo.
Così ho rimesso via l'Elecraft ben contento di poter finalmente giocare col piccolo HF base di casa Yaesu. 

Mentre facevamo collegamenti per lo IAC 50Mhz ci ha raggiunto anche ODU, poi siamo passati in HF dove a parte 2 collegamenti per il diploma dei 90 anni di ARI non abbiamo fatto altro se non aver perso la voce per tentare di collegare il Costa Rica e Canada che arrivavano piuttosto bene in 18 e 20 metri.
Da quel piazzale in HF non ci abbiamo mai fatto nulla nonostante le tante notti passate a tirare filari e fare chiamate anche con 100W ed antenne che altrove hanno fatto miracoli con potenze ben inferiori. E' già stato tanto collegare questa sera ARI Aosta in 80m. Ci metterei un bel cartello per avvisare tutti gli altri radioamatori "DA QUESTO PARCHEGGIO NON SI RIESCE A FARE NESSUN DX IN HF".

Comunque una serata in compragnia di altri OM è sempre piacevole... e finalmente ho potuto girare i pomelli del 450!


giovedì 15 dicembre 2016

IAC 2016: il resoconto

144Mhz - 9el Tonna - Colma di Sormano - JN45OV

Con questa settimana si è concluso per il 2016 l'Italian Activity Contest.
Un contest che abbiamo cominciato il 5 gennaio con più di un dubbio e con l'idea di partecipare solo alla categoria 144 ma che ci ha fin da subito conquistato al punto da convincerci essere presenti anche alla categoria 432.

La nostra scelta, eroica ma obbligata a causa di mancanza di un QTH fisso adeguato, è stata quella di partecipare sempre in portatile.
Questo ha influito non poco sul “sacrificio” richiesto per esserci, quasi sempre, il primo e secondo martedì del mese. Abbiamo montato e smontato antenne con la neve, la pioggia, il vento, il temporale. Anche quando voleva dire mangiare un panino al volo mentre si guidava verso la postazione prescelta perché si ha fatto tardi e rientrare a casa dopo mezzanotte, fare una doccia al volo e puntare la sveglia alle 5 (locali, non UTC) per tornare al lavoro l'indomani mattina.

Ma perché questo IAC ci è piaciuto tanto? Perché è uno degli ultimi baluardi dell'HAM Spirit, ovvero della gentilezza e spirito di cooperazione che dovrebbe caratterizzare il mondo radioamatoriale ma che è ormai difficile da trovare. Le stazioni on-air sono abbastanza numerose ma c'è posto per tutti. Le odiose stazioni che creano disturbo su tutta la banda usando potenze spropositate sono davvero poche poche ed i partecipanti sono sempre molto gentili e simpatici.

432Mhz - 2x10 Fracarro + 12el. cross - Monte Barro - JN45QT
Non ci si aspetti grosse sorprese. I nominativi sono sempre quelli. Ma questo non rende la ripetizione mensile una cosa noiosa ma anzi soddisfa la voglia di sperimentazione. Ogni modifica al set-up (cavo, antenna, altezza del palo, postazione,...) produce una differenza che può essere finalmente osservata in maniera oggettiva guardando i log mese per mese e potendo contare anche su rapporti reali dati da altre stazioni in giro per l'Italia che ormai ci conoscono e ci riconoscono. Altra differenza rispetto ai contest della domenica è anche quella: non ci si ferma al solito “59 ciao” ma il collegamento spesso si prolunga piacevolmente scambiandosi report reali sulla qualità del segnale, sul set-up utilizzato e con prove di puntamento con le quali spesso si scoprono inaspettate riflessioni!

Lo IAC ci ha anche aiutato ad evolverci come contester. Siamo partiti alla vecchia maniera, senza aiuti, cercando le stazioni semplicemente girando il VFO. Abbiamo poi pian piano cominciato ad abbandonare le nostre antipatie verso i DX cluster per poi approdare alle chat on-line per accordarsi sugli skeed . Siamo anche riusciti a sperimentare l'airplane-scatter (programma che da informazioni sul passaggio di aerei di linea che possono essere sfruttati come superficie di riflessione del segnale tra due stazioni che altrimenti son potrebbero sentirsi).

Come siamo messi in classifica? Non lo so e, sinceramente, neanche mi interessa.
Ciò che mi interessa, oltre al divertimento personale, è la maggior conoscenza della propagazione nelle bande dei 2m e 70cm che è maturata in questo anno di uscite.
A lato classifica sezioni sono invece bel felice di aver contribuito a far sapere in giro che ARI Lecco non è una sezione fantasma, abbiamo fatto vedere che esistiamo e siamo attivi anche su questo fronte.

144Mhz - 10 el Diamond - Cornizzolo - JN45pt

Un'ultima frase per ringraziare Alfredo IK2FTB, manager del contest. Con l'invio del primo log di dicembre è arrivata una mail nella quale annuncia di aver lasciato questo ruolo a causa della grande mole di lavoro che ne deriva. Pare che i partecipanti allo IAC siano in aumento e non riesce più a star dietro al gran numero di log che gli vengono inviati.
Sempre puntuale nei chiarimenti riguardo al regolamento e particolarmente tollerante anche quando c'è stato qualche ritardo nell'invio dei log.
Grazie per aver tenuto in piedi fino ad oggi “la baracca”!


A risentirci il 3 gennaio per il primo appuntamento dello IAC 2017!



venerdì 9 dicembre 2016

tristemente 1° classificato



Mi è arrivato oggi l'attestato di partecipazione al contest QRP Leonessa d'Italia organizzato dalla sezione ARI di Brescia.

Il contest è -credo- l'unico in Italia dedicato al QRP HF e si svolge in settimana, la sera, nelle bande dei 40-80m e da quest'anno anche in 20 (aggiunta che dovrebbe agevolare la partecipazione anche a stazioni non dotate di antenne per le bande basse).

Ho fatto il contest da casa accordando i soliti due fili fuori dalla finestra, per cui in condizioni operative quantomeno pietose; ma già chiamando e girando il VFO avevo capito che la partecipazione non è stata particolarmente alta. Anzi, sebbene la propagazione ci abbia messo del suo il silenzio era incredibile tanto sull'etere quanto sul cluster. Comunque ho optato per la categoria CW così da aumentare la mia poca dimestichezza con la telegrafia.
A fine serata ho chiuso il log con solo 2 QSO. Il primo in 40m con uno spagnolo che probabilmente del contest neanche ne sapeva niente ed un'altro in 80 proprio con ARI Brescia (che ascoltavo anche in 40 ma che non sono riuscito a collegare).
L'anno scorso in portatile fonia qualche collegamento in più l'avevamo fatto.

La cosa che mi ha lasciato di stucco aprendo l'attestato di partecipazione è quello che c'è scritto:

"1° CLASSIFICATO NELLA CATEGORIA CW"

Tristezza. Anche se non ho ancora visto le classifiche ho la sensazione che avrebbero potuto scrivere "UNICO partecipante alla categoria CW"... spero di vedere pubblicati i risultati e di costatare che c'era qualcun'altro. Ma dubito che qualcuno sia riuscito a far peggio di 2 QSO.
Per la sezione fonia/mix non saprei; ma non credo ci siano stati molti partecipanti.
Ho ascoltato parecchio IQ2CF chiamare in SSB senza ricevere risposta.

Colpa della strana scelta di proporre un contest la sera in settimana? Non credo; anzi, essendo rara attività di questo tipo dovrebbe attirare le stazioni che al sabato/domenica preferiscono fare altro rispetto allo stare dietro alla radio. Banalmente anche solo fare due chiamate dopo cena non sono cosa impegnativa.

Colpa del QRP? probabile; gli entusiasti della bassa potenza sono pochi e spesso disturbati da stazioni che pompano Watt ben oltre i limiti consentiti dalla legge. C'è più gente con la canna da pesca sul tetto e l'ampli in stazione che radioamatori che cercano altre soluzioni per farsi sentire (ignorando il fatto che oltre che farsi sentire, bisogna anche riuscire ad ascoltare) e che si accontentano dei collegamenti donati dalla dea propagazione.

L'idea che non valga neanche la pena il tentativo di abbassare la potenza in uscita dai soliti 100W (se non 500-1000 o più) a 5 per vedere cosa si può fare è triste. Eppure scommetto che molti sarebbero sorpresi. Specie quei radioamatori che hanno parchi antenne di tutto rispetto.
Se almeno per una sera all'anno tutti gli abituali partecipanti ai contest HF provassero a stare a questo gioco potremmo scoprire come è bello fare tanti collegamenti senza il caos creato dagli sblatteri delle "big gun" che sparano fuori potenze assurde. Divertendosi tutti, allo stesso modo.

Spero che ARI Brescia non decida di abbandonare questo contest che può essere un bel punto di ritrovo annuale per gli appassionati italiani del QRP in HF.





venerdì 11 novembre 2016

on-air col DMR


Non ho mai avuto interesse nei modi digitali in HF; ho sempre però guardato con ammirazione i sistemi per V/UHF diffusisi negli ultimi anni... non tanto dal punto di vista “ludico” ma per i loro indubbi vantaggi durante i servizi di assistenza a gare od in ambito ARI-RE.
Inizialmente, quando io muovevo i primi passi nel mondo radioamatoriale, si stava diffondendo il D-Star; allora era l'unico in campo HAM ed in sezione ha subito preso piede visto che permette di fare parecchie cose interessanti specie se lo si collega ad un computer con accoppiato al famoso software D-Rats.
Io dal D-star sono sempre stato fuori dato che per sperimentare il sistema bisogna acquistare obbligatoriamente una costosa Icom e dato anche che quando l'ho usato tramite apparati presi in prestito dalla sezione l'ho trovato poco intuitivo e molto macchinoso da usare.
Poi è arrivato il C4FM di Yaesu che hanno sperimentato in due o tre in sezione... ma è arrivato tardi in un mondo monopolizzato da Icom e quindi è stato praticamente ignorato da tutti.

Ora pare si stia assistendo ad una rivoluzione che arriva dall'esterno del mondo amatoriale.
In ambito civile è da anni che viene sfruttato il DMR. Già 3-4 anni fa c'erano radioamatori con delle Motorola civili riprogrammate in banda amatoriale e vi erano anche dei ripetitori... ma restava una cosa di nicchia. Poi sono arrivati i cinesi. Con poca spesa si porta a casa una radio DMR e quindi in molti tra quelli che si fermavano di fronte al prezzo di una Icom, Yaesu o Motorola si sono fatti avanti ed è da qualche mese che la rete DMR HAM cresce a vista d'occhio.

Sono riuscito a “pilotare” un regalo di compleanno ed ho ricevuto una Retevis UHF con GPS che questa sera è finalmente stata programmata e collaudata.
Il sistema a prima vista sembra subito interessante. Sarà ovviamente da approfondire!




domenica 23 ottobre 2016

Lightcase per KX3

Non sono un SOTAro estremo; le mie attivazioni sui monti sono poche e comunque mai impegnative. Rimane comunque il fatto che l'unica parte fastidiosa del fare attività radiantistica in montagna è il peso extra da caricare nello zaino.

Quando ci andavo con Ts-50, accordatore e due batterie al piombo da 9Ah facilmente erano più di 10kg extra. L'acquisto del KX3 e delle batterie LiPo hanno dato un bel taglio al peso dello zaino.

Già da tempo però meditavo sul fatto che il bellissimo case HPRC in cui trasporto usualmente la radio è ottimo ma in verità un po' troppo pesante (poco meno di 1kg vuoto) e che trovando il giusto contenitore in plastica avrei potuto ridurre di parecchio questo peso.
Dopo aver passato parecchi supermercati a prendere misure di vari contenitori per alimenti ho trovato, per caso, una scatola adatta al reparto cucina di Ikea. Ho acquistato il set di scatole da frigo PRUTA (3.99€ per 17 contenitori diversi) in cui il box più grande sembra fatto sulle dimensioni dell'Elecraft. La plastica di cui è fatto è piuttosto fine e non sembra per nulla robusta; nel set ce ne sono 2 di quella dimensione e vista la spesa non sarà eventualmente un dramma andare a sostituirla in caso di eventuale guasto.
Nella scatola c'è spazio anche per qualche accessorio e basta aggiungere qualche pezzo di gommapiuma per fermare gli "sballottamenti" e fare passeggiate tranquille.

Non fidandomi della tenuta ermetica della scatola ho completato la protezione inserendo il tutto in una sacca stagna in nylon proveniente dall'attrezzatura da kayak ed eventualmente reperibile nei vari negozi on-line per pochi €.


Il tutto (scatola + gommapiuma + sacca stagna) pesa 160g, è costato poco, ed una volta infilato il tutto nello zaino - magari in mezzo ai vestiti di ricambio - offre a mio parere un grado di protezione più che sufficiente a farmi passeggiare tranquillo.